Dislessia, disgrafia: studiato nuovo approccio terapeutico

La dislessia corrisponde ad un disturbo della lettura che si esprime attraverso una alterata efficienza nella correttezza e rapidità esecutiva del materiale letto.
Il termine “Dislessia” è applicabile a quelle situazioni in cui il bambino non è in grado di leggere con la stessa facilità dei suoi coetanei, nonostante abbia una normale intelligenza, stato di salute buona, organi sensoriali intatti, equilibrio emozionale, idonea motivazione ed una adeguata istruzione.

 

 

Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento di bambini che alla fine della scuola primaria non presentano una fluidità nella lettura e nella scrittura. Questo ha incoraggiato la ricerca mondiale nel tentare di attivare procedure cliniche adeguate per la diagnosi e l’eventuale riabilitazione. Le attuali ricerche tuttavia hanno portato pochi risultati, causando un atteggiamento pessimistico verso il trattamento della dislessia o DSA in genere. Si suppone tuttavia che il mancato raggiungimento dei risultati sia legato ad un incompleto approccio alle problematiche del disturbo.

I manuali diagnostici mondiali suggeriscono due elementi alterati in bambini DSA: la significatività e la specificità. La prima legata alla pesante interferenza con i risultati scolastici e con l’attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, scrittura e calcolo. La seconda caratterizzata dal non essere correlata direttamente ad altre patologie, come il ritardo mentale o deficit neurologici, o gravi problemi uditivi e/o visivi.

 

L’uso del termine “Disturbo Specifico di Apprendimento”, DSA, si riferisce a difficoltà specifiche di lettura, scrittura e calcolo considerando la dislessia evolutiva come il disturbo prototipico e più rappresentativo dell’intera categoria, anche se in realtà questi tre tendono spesso ad associarsi.
Un nuovo approccio per la cura della dislessia e disortografia passa attraverso la ricerca scientifica di due medici portoghesi: il Dr. Da Cunha, fisiatra e il Dr. Da Silva, oftalmologo. Questa ricerca   incentrata sullo studio del sistema propriocettivo ha dato importanti risultati clinici e terapeutici.

 

Secondo i due ricercatori l’incapacità a rimanere concentrati durante la lettura, ovvero dislessia insieme a disgrafia e discalculia, accompagnata da posture scorrette e dolorose dipenderebbero da come i nostri sensori (occhi, orecchie, lingua, piedi e pelle) ricevono gli stimoli dall’esterno e li trasmettono al cervello che rielabora le informazioni ricevute in informazioni posturali e cognitive. La ‘staratura’ di questo sistema sarebbe la causa principale di problemi di postura e di disturbi specifici di apprendimento. La dislessia in particolare sarebbe un fenomeno strettamente correlato alla cosiddetta sindrome da deficit posturale o propriocettiva caratterizzata da un eziopatogenesi multifattoriale. L’obiettivo del protocollo riabilitativo studiato dai due medici è quello di “ritarare” e sviluppare la propriocezione del paziente ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e degli oggetti intorno a sé.

 

Per meglio comprendere come è articolato il protocollo è bene spiegare la differenza tra vista e visione: gli occhi vedono, il cervello rielabora. Se entrambi funzionano bene abbiamo una corretta visione. Una persona può avere una vista perfetta ma una visione scoordinata, causa principale di problemi cognitivi e posturali.
La fovea, zona retinica fondamentale per la visione e i nervi ottici devono essere allineati su di un unico asse. Se questo non avviene i due occhi non vedono la stessa cosa nello stesso momento, costringendo il paziente ad inclinare la testa e ad assumere posture scorrette che nel tempo possono sfociare in posture dolorose. Questo avviene perché il cervello impone al corpo di assumere una postura tale da cercare di correggere l’errata visione. Tale postura spesso non è corretta e può essere causa di uno svariato numero di disturbi quali dolore alla schiena, mal di testa, dolori cervicali, vertigini, sbilanciamento e imprecisione nei movimenti fini.

 

Durante la valutazione del bambino dislessico, il professionista oltre a compensare l’eventuale difetto visivo tenderà a comprendere come il paziente percepisce la realtà circostante. Alla luce delle precedenti refertazioni si avranno delle indicazioni precise su come preparare un occhiale con lenti prismatiche. Tali lenti contenenti dei prismi percettivi attivi non interferiranno sulla vista ma lavoreranno unicamente sui muscoli oculomotori che permetteranno un allineamento degli occhi facendoli lavorare in perfetta sintonia. In sintesi, vengono creati degli occhiali unici e diversi da paziente a paziente, con lenti prismatiche, che permetteranno un vero e proprio reset propriocettivo caratterizzato da un riallineamento e sincronizzazione dei muscoli oculomotori.
La compensazione prismatica però rappresenta soltanto l’inizio di un percorso riabilitativo caratterizzato da una ri-programmazione posturale e successivamente da una ri-programmazione neuro-cognitiva. Per meglio comprendere come un bambino dislessico riesce a vedere la realtà chiariamo la differenza tra percezione e dispercezione: la prima è il processo psichico che sintetizza innumerevoli dati sensoriali che giungono al cervello dall’ambiente che ci circonda attraverso le afferenze recettoriali dei cinque sensi. La seconda è l’alterazione di questo processo. Moltissime problematiche tra le quali dislessia, disgrafia, disortografia e postura scorretta spesso sono sintomi di una dispercezione. Gli attuali protocolli riabilitativi agiscono a livello essenzialmente uditivo senza tenere conto di questi aspetti importanti dispercettivi. Il cervello di una persona che soffre di dispercezione  spesso programma il proprio corpo con una postura forzata e dolorosa, per cercare di ottenere la migliore visione possibile.

 

Questo nuovo approccio terapeutico è molto promettente e i risultati possono essere sorprendenti. Mi reco periodicamente nella città di Lisbona a lavorare in clinica con il Dt. Da Silva per meglio comprendere le sue dinamiche terapeutiche e anche il professore si reca nel mio studio per condividere i protocolli di lavoro.
Credo fortemente che questo nuovo approccio terapeutico possa avere ulteriori sviluppi ed invito chiunque possa essere interessato ad un eventuale valutazione clinica presso il mio studio.

Dr. Francesco Fanottoli  psicologo optometrista

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