Dislessia: l’importanza dell’optometria pediatrica nella cura di questo disturbo

La dislessia fa parte dei disturbi specifici dell’apprendimento, indicati in breve con la sigla DSA. Si tratta quindi di disturbi che vengono diagnosticati principalmente nei bambini nella primissima età scolare (in genere entro il primo biennio delle scuole elementari) e che si manifestano con notevoli difficoltà nello svolgere operazioni e attività apparentemente semplici. Le problematiche verso le quali i bambini possono andare incontro dipendono dal disturbo specifico dell’apprendimento dal quale sono affetti.

In particolar modo, il bambino affetto da dislessia ha grossi impedimenti nella lettura e nell’interpretazione dei caratteri che sono presenti su carta o su uno schermo, inoltre non riesce a comprendere il labiale e ad articolare correttamente le parole dal punto di vista fonetico.
I soggetti che sono affetti da questa condizione, comunque, non riportano un livello di intelligenza inferiore alla media, nè compromettono volontariamente la propria capacità di lettura: hanno semplicemente delle difficoltà nello svolgere le attività di cui sopra, le cui cause devono ancora essere investigate in modo adeguato.

 
visita optometrista

 

Qual è il ruolo dell’optometrista e come può risolvere la dislessia

Innanzitutto, bisogna precisare che non è da escludere che alcuni fenomeni di dislessia siano legati a una compromessa visione dei caratteri (anche se in questo caso non si parla di dislessia propriamente detta). Per tale motivo, la scarsa capacità nella lettura, nella comprensione dei caratteri, nella pronuncia e anche nella scrittura corretta dei termini (con frequenti omissioni di lettere, soprattutto se doppie) può trovare ragione in problemi legati specificatamente alla visione stessa dei caratteri.
L’optometrista è una figura professionale regolamentata in Italia che, attraverso l’ausilio di mezzi fisici, riesce a individuare e quantificare difetti ottici e rifrattivi della vista, proponendo soluzioni anche in questo caso di natura fisica. Ovviamente, la figura professionale può fornire assistenza continuata nel tempo. L’optometrista non usa assolutamente farmaci o sottopone i pazienti a interventi chirurgici.
Può svolgere un ruolo di primaria importanza nel trattamento di pazienti affetti da DSA quali la dislessia: pur non essendo un logopedista e non potendo applicare delle vere e proprie terapie per risolvere il problema, può di certo indirizzare il genitore verso lo specialista più idoneo e comprendere una o più cause (o manifestazioni) della dislessia del bambino.

Come agisce un optometrista in caso di dislessia

Come già accennato in precedenza, l’optometrista può innanzitutto comprendere se un bambino soffre di dislessia o meno, e dunque indirizzarlo verso lo specialista più adeguato.
Inoltre, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito il legame tra vista e visione e dislessia è stato ampiamente indagato, in Italia non viene ancora segnalato in maniera adeguata.
Nei Paesi sopracitati, dunque, l’optometrista sottopone il bambino a un percorso riabilitativo, una sorta di training visivo che gli consenta di acquistare (o riacquistare) la completa percezione visiva.
Di certo questi meccanismi non sono da intendersi come una vera e propria cura della dislessia, ma certamente possono fornire un valido aiuto e restituire al bambino gli strumenti necessari per affrontare il percorso di studi in maniera completa e senza troppe difficoltà.

La prima fase: la visita specifica

Quando si sospetta che un bambino sia affetto da dislessia, il primo passo è quello di effettuare una visita presso l’optometrista: bisogna dunque sottoporre il bimbo a test che non hanno lo scopo di valutare la vista, quindi il corretto funzionamento dell’organo destinato a questo senso, bensì la visione, ovvero la capacità di percepire e interpretare adeguatamente i caratteri.
Dopo aver evidenziato problemi nella visione, l’optometrista può consigliare al genitore di rivolgersi a un logopedista, senza tuttavia trascurare l’importanza del recupero della piena visione.

La seconda fase: il visual training

Una volta che sono stati individuati i motivi che portano a una difficoltà visuo-percettiva (molto spesso si tratta di movimenti saccadici inadeguati, astigmatismo, miopia e altre condizioni legate soprattutto alla rifrazione dell’immagine), l’optometrista può chiedere al bambino di svolgere alcuni piccoli e semplici allenamenti che hanno lo scopo di attenuare i problemi legati alla visione, migliorando dunque sia la lettura che la scrittura. Questi allenamenti vanno sotto il nome di visual training: il suo obiettivo è quello di rieducare i muscoli oculari, nonchè la postura del paziente, in modo da ricreare le condizioni ottimali che permettono una visione – e quindi una comprensione – adeguata di ciò che si osserva, e più nello specifico di ciò che si legge.

A tale scopo, l’optometrista può consigliare al genitore di dedicare qualche minuto, insieme al proprio bambino, ad alcuni semplici esercizi. Contestualmente, potrebbe essere necessario fissare ulteriori appuntamenti con l’optometrista, allo scopo di tenere traccia del miglioramento e di svolgere attività più specifiche.

A seconda della gravità dei sintomi riscontrati, la durata del trattamento necessario può variare sensibilmente tra un paziente e l’altro. Inoltre, è molto probabile che si notino dei miglioramenti ancor prima che il percorso venga terminato. In questi casi, tuttavia, è fondamentale concludere adeguatamente il percorso, in modo da ricavare il massimo beneficio possibile.

Gli strumenti ausiliari

L’optometrista può anche suggerire l’impiego di strumenti che possono favorire il corretto processo di visione e di percezione visiva del mondo intorno a sè, il che agisce indirettamente anche sulle cause visive della dislessia.
Tra gli strumenti più comuni che possono essere utilizzati figurano ovviamente delle lenti correttive, studiate ad hoc per il paziente. Le lenti, però, non rappresentano l’unica soluzione: in certi contesti l’optometrista può consigliare altri supporti fisici: è il caso, ad esempio, di un leggio: in alcune situazioni può essere suggerito al paziente di usare un oggetto sul quale appoggiare i libri, al fine di ottimizzare la postura e il contatto tra occhi e caratteri. Gli strumenti, inoltre, possono essere utili solo per un certo periodo di tempo o accompagnare il paziente per tutta la vita.

La dislessia è un disturbo che si lega imprescindibilmente anche alla psicologia del bambino ed il suo corretto sviluppo sociale e relazionale. È infatti un disturbo infatti che può ledere l’autostima dei più piccoli, portandoli a distorcere la percezione di sé stessi nei gruppi (scuola, nidi, famiglia ecc..) e nella società. Per questa ragione il problema può essere superato sotto tutti gli aspetti, visivi e psicologici, quando l’esperto optometrista è anche psicologo.

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