Percezione visiva: potenziare abilità visuo-percettive. Il ruolo dell’optometrista

Sono un optometrista e oggi ti spiego nello specifico questa mia specializzazione professionale. L’optometria si occupa da sempre, ad esclusione delle patologie di competenza specifica del medico oftalmologo, di problemi visivi funzionali in grado di limitare la percezione visiva dell’individuo.

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Da tempo trova, inoltre, applicazione nel trattamento dei disturbi dell’apprendimento perché si occupa dei difetti visivi ad essi correlati. L’optometrista collabora infatti con le figure professionali che tradizionalmente si interessano di apprendimento, fornendo loro una preziosa valutazione del paziente. Quest’ultima deriva da uno studio minuzioso di come l’individuo governa, gestisce e coordina il proprio sistema visivo in rapporto all’ambiente circostante.

Gli argomenti di questo post sulla percezione visiva:

 

Che cos’è la percezione visiva

La percezione visiva è il processo cognitivo dato dall’integrazione tra l’input sensoriale visivo e l’esperienza dell’individuo. La mente seleziona le sensazioni che riteniamo essere più importanti e le organizza secondo uno schema ordinato e comprensibile.

La percezione visiva consta delle seguenti fasi.

  • Analisi della forma
  • Elaborazione cognitiva

Ciò che vediamo è frutto dell’elaborazione conseguente alla percezione visiva e all’attribuzione di significato.

La valutazione della percezione visiva

La valutazione optometrica consente di tracciare un profilo del soggetto in relazione alla sua “capacità visivo-funzionale”. Lo stesso profilo, inserito nel contesto di una terapia multidisciplinare, fornisce un valore aggiunto alla definizione ed alla riuscita del percorso riabilitativo.

In un primo momento, l’optometrista raccoglie, tramite un’analisi visiva, tutti i dati inerenti le diverse abilità funzionali di percezione visiva. Non si limita, dunque, a misurare l’acutezza visiva e lo stato refrattivo, ma esplora con particolare attenzione l’area prossimale.

Si valutano, dunque, le seguenti capacità.

  • Oculomotorie: permettono di mantenere l’attenzione sullo stimolo integrando abilità di inseguimento e saccadi coinvolte nella lettura
  • Fusionali: permettono l’integrazione sensoriale degli input visivi, gli stimoli visti separatamente sono integrati in una percezione unitaria
  • Accomodative: permettono l’identificazione degli stimoli alle diverse distanze

Si valuta, infine, l’equilibrio binoculare che permette un’integrazione motoria e di coordinazione dei due occhi.

Lo specialista si concentra, quindi, sull’integrazione e l’elaborazione dell’informazione visiva. Eventuali carenze nell’elaborazione sono riscontrabili in bambini con problemi di apprendimento e quoziente intellettivo nella norma ed indicative di deficit della percezione visiva.

Le abilità visuo-percettive

Secondo una classificazione riportata da Horibe e Haymore, optometriste statunitensi, le abilità visuo-percettive si dividono in abilità visuo spaziali, di analisi e d’integrazione.

Nello svolgimento dell’attività scolastica sono tutte coinvolte. Nella lettura sono, ad esempio, fondamentali le capacità oculomotorie, mentre nel passaggio della visione dalla lavagna, verso la distanza prossimale e viceversa, è necessario che il bambino abbia buone capacità di coordinazione binoculare e di focalizzazione.

Le abilità visuo spaziali

Le abilità visuo spaziali sono le seguenti.

  • Lateralità, la consapevolezza della parte destra e sinistra del proprio corpo
  • Direzionalità, la capacità di identificare la parte destra e sinistra nello spazio e nella relazione tra oggetti
  • Integrazione bilaterale, l’abilità di utilizzare i due emicorpi separatamente e simultaneamente

Queste abilità sembrano essere sequenziali perché laddove manca una buona lateralità non possono essere presenti un’eccellente direzionalità ed una buona integrazione bilaterale.

Le abilità di analisi

Le abilità di analisi sono le seguenti.

  • Riconoscimento della forma, capacità nel riconoscere e discriminare similitudini e differenze tra le forme
  • Distinzione tra figura-sfondo, capacità di distinguere un significato visivo in un contesto visivo
  • Costanza di forma e misura, abilità di riconoscere le caratteristiche di una forma anche se modificate nella dimensione, localizzazione ed orientamento
  • Chiusura visiva, capacità di completare con la mente un oggetto mancante di alcune parti
  • Memoria visiva, capacità di ricordare uno stimolo visivo nella sua localizzazione spaziale
  • Memoria visiva sequenziale, facoltà di richiamare sequenze di stimoli nella giusta successione
  • Visualizzazione mentale, capacità di creare immagini mentali di oggetti, situazioni e sensazioni e di manipolarle con la mente
  • Velocità di percezione visiva, capacità di maneggiare nell’elaborazione visiva un certo numero di informazioni

Le abilità di integrazione

Le abilità di integrazione sono le seguenti.

  • Visuo-uditiva, capacità di integrare stimoli visivi ed uditivi nella produzione di un significato
  • Visuo-grossomotoria, abilità di integrare le informazioni visive con i dati del sistema grosso motorio;
  • Visuo-motoria fine, abilità di integrare le informazioni visive con l’aspetto motorio fine ed in particolare con l’aspetto grafico

Volendo riassumere in un continuum le componenti il processo visivo, possiamo così riepilogarle.

  • Acuità visiva, nitidezza delle immagini
  • Motilità oculare, controllo dei movimenti oculari
  • Binocularità, abilità di coordinazione dei due occhi
  • Accomodazione, focalizzazione
  • Campi visivi, visione periferica
  • Integrazione visuo-motoria, la visione guida il movimento intelligente del cor
  • Elaborazione dell’informazione visiva, trarre un significato da ciò che si vede
  • Memoria visiva, ricordare ciò che si è visto

 


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Il test per la valutazione della percezione visiva

Tra tanti test visuo-percettivi, la scelta di approfondire uno strumento valutativo come il TPV deriva dalla possibilità di confrontare due diversi aspetti a complemento della valutazione optometrica. Si tratta più precisamente di una valutazione delle abilità visuo-percettive di base ed una valutazione prettamente visuo-motoria o “comportamento motorio guidato visivamente”.

Lo specialista può così formulare una corretta diagnosi, distinguendo tra tra carenze visuo-percettive vere e proprie e carenze visuo-motorie, e programmare un’adeguata terapia di sostegno.

La batteria di test utilizzati si propone di:

  • documentare nel bambino la presenza ed il grado di difficoltà delle sue abilità visive
  • individuare i soggetti su cui intervenire con indagini o interventi riabilitativi
  • verificare l’efficacia di eventuali programmi di intervento
  • divenire strumento di ricerca.

 

Subtest percezione visiva

Il TPV consta di una batteria di otto subtest volti a misurare, in bambini di età compresa tra quattro e dieci anni, abilità percettive visive diverse, ma collegate tra loro.

Trattandosi di un test evolutivo, è necessario rapportare il risultato grezzo con le tabelle normative al fine di ottenere punteggi standard, ranghi percentili ed età equivalenti. I test sono suddivisi in modo equo in test con motricità ridotta e test con motricità rilevante.

 Gli otto subtest 

I contenuti dei singoli subtest sono così espressi.

  • Coordinazione occhio-mano: misura la capacità di tracciare linee rette o curve entro limiti visivi imposti ed è molto importante nell’abilità di scrittura
  • Posizione nello spazio: misura l’abilità di individuare le caratteristiche comuni a due figure. Poiché la figura stimolo resta visibile durante l’esecuzione, la memoria non trova alcuna implicazione e si tratta, quindi, di un compito di discriminazione visiva
  • Copiature e riproduzione: misura le capacità di riconoscere le caratteristiche di una figura e ricopiarla. È una fonte di informazioni essenziali sulla maturazione generale e sulle capacità fino motorie
  • Figura sfondo: misura la capacità di vedere determinate figure quando le stesse sono confuse in uno sfondo complesso. Si tratta della capacità estrarre dettagli rilevanti eliminando informazione meno importanti
  • Rapporti spaziali: misura la capacità di riprodurre delle figure stimolo collegando puntini siti a distanze regolari. Per eseguire questo compito, si deve percepire il modello, organizzare le percezioni in un piano di risposte motorie ed eseguirlo fedelmente
  • Completamento di figura: misura la capacità di riconoscere una figura stimolo che non è stata completata. Il principio psicologico è quello della chiusura delle forme (Gestalt)
  • Velocità visuo-motoria: misura la rapidità con cui il bambino può tracciare determinati segni distintivi all’interno di diverse figure geometriche. La velocità di esecuzione è un aspetto importante dell’efficienza visuo-motoria. Il bambino deve associare i segni distintivi, discriminare visivamente, eseguire il segno e monitorarne il risultato
  • Costanza della forma: misura la capacità, ad alto livello, di riconoscere una figura stimolo modificata in dimensioni, posizione, ombreggiatura, ecc….

I punteggi dei subtest

La somma dei punteggi standard degli otto subtest porta ad un punteggio relativo alla Percezione Visiva Generale (PVG), mentre la somma di quattro subtest conduce ad un punteggio composito relativo alla Percezione Visiva a Motricità Ridotta (PVMR). La somma dei restanti quattro dà, invece, origine ad un punteggio composito relativo all’Integrazione Visuo Motoria (IVM).

I punteggi standard dei subtest con media di 10 e deviazione standard di 3 sono stati calcolati in modo che la distribuzione dei punteggi grezzi fosse calcolata, per ogni subtest, ad intervalli semestrali tra 4 anni e 10 anni e 11 mesi.

Questi punteggi standard vengono, a loro volta, trasformati in quozienti (punteggi compositi), estrapolabili da tabella, aventi una media di 100 ed una deviazione standard di 15. Tra tutti i punteggi che si possono evincere dal TPV, questi quozienti sono i valori più attendibili perché riflettono il vero contenuto su cui è strutturato il test.

I quozienti dei subtest

Il quoziente di percezione visiva generale (QPVG) rappresenta la misura più accurata dell’espressione “percezione visiva”. Un buon punteggio è sinonimo di elevate abilità visuo-percettive e di coordinamento occhio mano.  Un punteggio elevato favorisce il riconoscimento delle proprietà fisiche che caratterizzano figure ed oggetti promuovendo così un buon grado di integrazione con le abilità manuali.

Un QPVG basso è invece indice di:

  • problemi visuo-percettivi
  • disturbi fino motori
  • difficoltà nella coordinazione tra movimenti della mano e visione

Quando il QPVG è inferiore a 90

L’esame attento dei quozienti di percezione visiva a motricità ridotta (QPVMR) e del quoziente di integrazione visuo motoria (QIVM) può aiutare a trovare le cause del problema. Nel confronto tra QPVG e QIVM, una discrepanza notevole può essere significativa.

Quando il QPVMR è superiore al QIVM

In questo caso la causa è da ricercarsi a livello motorio ed il QPVMR è la misura delle capacità di percezione visiva. Teoricamente, è molto raro che si verifichi il contrario poiché si presume che una persona sia in grado di percepire gli stimoli prima di riprodurli o manipolarli. Ciò è normalmente la conseguenza di errori di somministrazione o situazionali come, ad esempio, la distrazione del bambino. Alla luce di quanto sopra, il confronto tra i due quozienti è essenziale. Per esempio, potrebbe essere utile per individuare in un bambino, cui è stata diagnosticata una difficoltà percettiva, un reale deficit a carico dell’area motoria.

Quando entrambi i quozienti superano il punteggio di 90,  il livello delle abilità visuo-percettive e visuo-motorie è da considerarsi nella media o superiore alla media.

Quozienti entrambi inferiori a 90 in modo pari possono essere, invece, significativi di qualche forma di ritardo mentale o problemi alla vista. In questo caso è necessario coinvolgere professionisti dell’area cognitiva e svolgere, qualora non ancora eseguita, un’accurata analisi visiva. Tuttavia, l’esame dei singoli subtest può risultare utile qualora si cerchi di individuare le ragioni per cui un soggetto ha ottenuto un punteggio composito basso.

 

Considerazioni finali sulla percezione visiva

Lo sviluppo percettivo è considerato da alcuni Autori come l’affinamento della capacità di saper differenziare. Detto in parole semplici, significa essere consapevoli delle caratteristiche distintive di ogni elemento e delle relazioni invarianti (teoria della differenziazione percettiva dei Gibson).

Grazie al miglioramento delle capacità di discriminazione, il soggetto riesce a fornire una risposta differenziata a stimoli a cui inizialmente reagiva in modo indifferenziato. I disturbi visuo-spaziali non hanno una modalità univoca di espressione, ma costituiscono un eterogeneo complesso di disabilità attinenti all’area non linguistica.

L’optometrista promuove, attraverso procedure di training, l’integrazione degli input visivi con le altre vie sensoriali per migliorare la percezione. Predispone dunque le giuste condizioni affinché la persona possa acquisire le corrette strategie per creare nuovi livelli di performance.

(Fonte: articolo di Massimiliano Parmini Dottore in Ottica Optometria)

 


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