Disgrafia e disortografia: due possibili comorbilità nel dislessico

Immagino che tu ti stia chiedendo: “Disgrafia e disortografia sono la stessa cosa?” In questo articolo approfondito ti spiego al meglio le reali differenze e gli aspetti che hanno in comune con degli esempi.

La disgrafia e disortografia sono due possibili comorbilità della dislessia. Per comorbilità si intende la coesistenza di diverse patologie nella stessa persona.

Disgrafia e disortografia appartengono infatti alla famiglia dei disturbi specifici dell’apprendimento, possono eventualmente convivere in uno stesso individuo e, pur avendo origini diverse, sono l’espressione di difficoltà di scrittura.

Il tuo bambino è dislessico? Potrebbe dunque essere affetto da un deficit del genere e, per questo motivo, ti invito a leggere il post in modo tale che tu possa cogliere i segnali lanciati dal piccolo durante la scrittura.


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Cos’è la disgrafia

Il termine “disgrafia” nasce dall’associazione tra le parole greche “Dys” e “graphia” e   letteralmente significa “cattiva scrittura”. Si tratta, dunque, di un disturbo della scrittura afferente all’ortografia ed alla dimensione e distanza tra le lettere.

Come si può riconoscere la disgrafia?

Il disgrafico scrive molto banalmente in modo disordinato, ma per formulare una corretta diagnosi è indispensabile andare ben oltre perché vi sono molteplici fattori ricoducibili ad un simile deficit.

  • Testi difficilmente leggibili
  • Parole e caratteri non in linea rispetto alle righe
  • Caratteri di dimensione diversa
  • Marcata pressione sul foglio
  • Lentezza nella scrittura
  • Distanza variabile tra le parole
  • Difficoltà nell’impugnare la penna
  • Parziale sovrapposizione delle lettere
  • Alternanza, all’interno di una stessa parola, di lettere in corsivo e stampatello
  • Difficoltà nel tradurre, per iscritto, pensieri e ricordi

Cos’è la disortografia

La disortografia è un disturbo specifico della scrittura che si contraddistingue per la mancata ottemperanza alle norme che sovrintendono la trasformazione del linguaggio parlato nella corrispondente forma scritta. I soggetti disortografici, pur seguendo le regole ortografiche, non riescono a convertire i suoni che costituiscono le parole in simboli grafici.

Ecco come si può riconoscere la disortografia

La disortografia si manifesta generalmente intorno a 7-8 anni e possiede un quadro sintomatologico ben preciso.

  • Irrisoria capacità di simbolizzazione grafica
  • Scarsa facoltà di percezione e discriminazione visiva ed uditiva
  • Organizzazione ed integrazione spazio-temporale assente o non sufficiente

Tra i sintomi più evidenti ricordiamo:

  • Confusione tra grafemi con caratteristiche morfologiche simili
  • Omissione di alcuni caratteri all’interno di una parola (doppia consonante, vocale intermedia)
  • Aggiunta di lettere o sillabe in una parola
  • Inversione della sequenza di suoni all’interno di una parola
  • Confusione tra fonemi simili
  • Errata fusione di parole

Quali sono le differenze tra disgrafia e disortografia?

Molte persone usano in modo errato i termini disgrafia e disortografia attribuendo agli stessi lo stesso significato, ma in realtà si tratta di disturbi ben diversi.

La disgrafia riflette un problema di abilità grafo-motoria riconducibile, per la precisione, alla componente motoria del gesto grafico e non inficia, in quanto tale, la correttezza grammaticale e/o sintattica di un testo.

La disortografia è invece un disturbo caratterizzato dal mancato rispetto delle norme che regolano la conversione delle espessioni parlate nella forma scritta. Si tratta, più precisamente, di un’alterazione di tipo neurologico delle abilità di codifica fonologica e delle competenze ortografiche.

  • I temi di un bambino disortografico possono essere quindi ordinati, ma costellati di errori ortografici;
  • al contrario, i quaderni di un disgrafico possono essere poco leggibili, ma nello stesso tempo corretti.

 

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    Francesco Fanottoli

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